
Come diceva Akunin, le città vecchie sono diverse dalle quelle nuove che hanno solamente 100 oppure 200 anni. In queste città nasceva, amava, odiava, si rallegrava e poi moriva così tanta gente, che tutto quell'oceano agitato di energia spirituale non sarebbe potuto scomparire senza lasciare traccia. Di più la città è vecchia, di meno rivolge l'attenzione ai suoi abitanti attuali, perché sono in minoranza. Noi non siamo capaci a sorprendere questa città: ha visto anche gli altri, dotati dello stesso coraggio e intraprendenza, ma può essere anche che i morti avevano qualità migliori.
Con l'accondiscendenza indifferente, Roma guarda quelli che hanno appeso sui muri vecchi le pubblicità di "Nescafé" e di detersivo "Ariel". La città antica lo sa: ci sarà l'onda del tempo che laverà via tutta questa frascheria. Al posto di omini svelti nei jeans e magliette variopinte ci saranno gli altri, vestiti in un modo diverso, ma anche attuali non spariranno, si trasferiranno da un quartiere ad altri, sotterranei. Staranno lì qualche decennio e poi si uniranno con suolo e diventeranno definitivamente la proprietà indivisa della città.


